Lavorare a Dubai, non è tutt’oro …

Lavorare a Dubai, non è tutt’oro …

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  • #1151

    Ciao a tutti,
    apro questo post perchè alcuni giorni fa ho ricevuto una comunicazione da parte di una delle agenzie di recruitment con cui sono in contatto da qualche tempo, questa è Neozelandese.
    Mi hanno messo in guardia nei confronti di una società cui mi avevano indirizzato e con la quale c’era una trattativa, in quanto nel frattempo hanno ricevuto numerosi feedback negativi e da ulteriori indagini la stessa società appare essere ben diversa da come si propone pubblicamente.

    La società in questione non è una piccola società ma la più grande nel settore Interior Design e Yacht Design con un totale di circa 6000 addetti.

    Ho verificato ed in effetti nel settore dello yacht design circolano da tempo diverse voci e report molto negativi su pratiche assai poco corrette applicate nei confronti dei dipendenti, in particolare degli expatriates.
    Incluse le tanto vituperate pratiche di confisca del passaporto, specie nei confronti delle donne, pressioni indebite, orari diversi da quelli pattuiti, ferie non concesse, licenziamenti improvvisi ed ingiustificati, seguiti il più delle volte dalla chiusura del conto corrente, mancata firma della release ecc.

    Tutto ciò sembra affliggere non solo il gruppo di cui sopra ma anche altre aziende del settore.

    Io al momento ho ancora alcune tratattive in corso, assai rallentate a dire il vero, nelle ultime settimane.
    In agosto – fortunatamante o maldestramente, non l’ho ancora capito – ho rinunciato a concretizzare due opportunità piuttosto allettanti delle quali però, almeno una, lasciava intravedere alcune ombre non dissimili da quelle sopra riportate.

    La mia posizione, per experienza e know-how, si colloca nel senior management nell’ambito del design.
    Uno dei problemi con le aziende locali sembra essere anche una scarsa preparazione o predisposizione nei confronti del management occidentale. Mi sono capitate diverse trattative iniziate con entusiasmo e poi concluse in un nulla di fatto a causa della distanza incolmabile tra domanda ed offerta. A volte mi chiedo se questi si rendono conto del valore di ciò che desiderano avere. Diverso è il discorso con le aziende occidentali o multinazionali.

    Ora mi sono dato tempo ancora qualche mese per valutare la situazione e prendere una decisione, probabilmente a Marzo in occasione del Salone nautico di Dubai. Poi dovrò decidermi se concentrarmi sull’attività attuale o se puntare su una trasferta.

    Devo dire che il periodo d’incertezza generale che ha coinvolto anche (e stavolta forse sopratutto) la clientela top-class dei maxi e mega yacht mi fa ancora propendere per impiegare questo periodo per un’esperienza professionale negli Emirati.
    Qui il lavoro non manca ma va tutto terribilmente a rilento, sopratutto a causa degli enti finanziari (banche e leasing) che nel timore e nell’incertezza ora impiegano mesi a valutare una pratica che prima sbrigavano in tre giorni.

    Non ho mai avuto l’illusione che Dubai sia l’Eden, e non ho particolare timore o reverenza nell’affrontare una situazione nuova.

    Mi piacerebbe sentire qualche parere sincero ed onesto da chi ci è passato, ci ha vissuto e chi ancora ci vive.
    Vi seguo dalla fine di Maggio e mi è chiaro che la maggior parte di voi sta vivendo un’esperienza positiva e ne è soddisfatto, quindi immagino che riceverò – come ho già letto più volte – ampie rassicurazioni.
    Vorrei tuttavia insistere nel sollecitare un report ampio ed onesto anche, eventualmente, da chi ha vissuto esperienze diverse, meno fortunate o meno soddisfacenti.

    Quando finalmente riuscirò (mi deciderò) a venire di persona non avrò moltissimo tempo, max. una settimana, per cui vorrei avere un’idea la più chiara possibile già prima di muovermi.

    Grazie ancora a tutti

    Paolo

    #11379

    Ho modificato il testo del messaggio di cui sopra poichè mi ha sorpreso non trovare alcun comemnto allo stesso. Forse a causa della parte che mi riguarda direttamente e che potrebbe risultare fuorviante, in realtà l’argomento mi sembrava potresse rivestire un interesse più generale.

    Ora, messo in secondo piano le considerazioni più personali, mi auguro di poter leggere qualche commento o risposta sul tema dei diritti sul lavoro ed il rispetto dei contratti.

    Paolo

    #11454
    svetlana
    Membro

    Ciao Paolo,

    io non posso darti dei suggerimenti come chiedi perchè come te cerco dei sbocchi lavorativi a Dubai ma non ci sono mai stata. Però il tuo messaggio mi ha incuriosito e ho pensato di presentarmi perchè sono in ricerca di qualcuno con chi collaborare esternamente. Sono un artista di origine ceca ma vivo e lavoro in Italia. Mi propongo come collaboratrice esterna agli architetti che hanno bisogno di una figura creativa e molto versatile visto che amo lavorare con diversi media e perchè no, anche a te che lavori nel settore nautico.

    Ultimamente ho sviluppato delle nuove idee per la stampa sui tessuti per arredamento d’interni o altri supporti come piastrelle, carte da parati etc.; ho creato anche dei prototipi delle lampade con le mie stoffe d’autore. Inoltre creo dei quadri stampati su tela ritoccati a mano, quadri luminosi , arazzi, tutto in diverse dimensioni e spesso adattato a richiesta del cliente. Non hai mai bisogno di decorazioni particolari per un cliente esigente?

    Comunque scusa se io ti abbia disturbato, se hai voglia però puoi vedere il mio sito è questo:www.svetlanakuliskova.com

    In bocca al lupo per tutti i tuoi progetti e ti auguro che decidi in un modo giusto per tutto!

    ciao Svetlana

    PS: Pavel significa Paolo anche in ceco

    #11455
    liam
    Membro

    Ciao Pavel,

    premetto che non conosco la situazione del tuo settore.
    Nelle costruzioni la crisi e’ seria. Io lavoravo nella relocation e la nostra cliente piu’ grande ha bloccato le assunzioni e mandato a casa 4000 persone.
    Ho letto un articolo l’altro giorno che parlava di 1500/2000 cancellazioni di visa al mese.
    Non esistono garanzie a Dubai: il capo entra in ufficio e comunica il licenziamento.
    Diritti del lavoro/ rispetto del contratto? Inesistenti.
    L’unico regalo che ti fanno e’ quello, a volte, di non cancellarti immediatamente la visa e di darti un paio di mesi di tempo per cercarti un altro posto.
    Non so che tipo di contratto di lavoro hai in Italia, ma non dimenticarti che qui non e’ l’Eden.
    I prezzi dei generi alimentari crescono continuamente e le ditte tendono ad offrire di meno agli Expat per colpa della crisi.
    Unico effetto “positivo” della crisi : gli affitti stanno scendendo, ma attualmente un 1 bd lo paghi ancora 120/130.000 a Marina …

    That’s all.
    In bocca al lupo per la tua decisione!

    #11460
    nicola
    Membro

    Liam permettimi un paio di commenti:

    1) Dubai non é l’Eden. Ok!

    2) Non esistono diritti? Non concordo… diciamo che non esistono gli stessi diritti che esistono da noi. Ovvero che le assunzioni in Italia sono peggio dei matrimoni nel senso che il datore di lavoro piuttosto fallisce ma non puó licenziare se non ingaggiando una guerra da fronte bellico. Qui per licenziarti devono comunque darti un mese di preavviso e quindi non é proprio vero che il capo entra in ufficio e devi fare gli scatoloni, o forse non ho compreso bene le sfumature del tuo intervento nel qual caso me ne scuso a priori.

    Oggi ho avuto modo di parlare con un italiano assunto presso una nota SpA del nord Italia ed é da dicembre che non lo pagano. Metodi diversi ma come vedi tutto mondo é paese.

    #11462

    Ciao,
    ormai non ci contavo più. Grazie Svetlana (ti risponderò in privato), grazie Liam.

    In realtà non ho mai creduto all’ Eden Dubai. Anzi, ho già avuto modo di esprimere la mia maggiore perplessità riguardo il grado di vivibilità di un agglomerato urbano che potrebbe faticare a trasformarsi in Città reale.

    Ma non mi pongo l’illusione di un trasferimento per la vita, più semplicemente un transitorio periodo di lavoro stimolante e ben remunerato approfittando di una situazione di crisi che rallenterà i nostri mercati per un paio d’anni (si pensa).
    L’interesse principale è quello di approfittare dell’opportunità per stabilire una rete di contatti e relazioni che si proiettino sulla mia attività professionale anche negli anni a seguire, magari dall’Italia o da chissà dove.

    Ecco quindi che la mia principale preoccupazione è quella di stabilire un minimo livello di “sicurezza” per evitare costosi e dolorosi salti nel buio (a quel punto mi sarebbe sufficiente prendere l’aereo, venire a Dubai, aprire uno studio e proporre i miei servizi).

    Qui nascono i dubbi, su questo punto si sono già interrotte diverse trattative, qui manca la chiarezza.

    La sensazione è proprio quella descritta da Liam, che i tempi siano mutati e che le imprese locali siano sempre più orientate a speculare e giocare al ribasso, consci dell’attrattiva che Dubai esercita su molti (specie nei momenti di crisi ed incertezza), pretendendo di più ed offrendo molto meno.

    Sto sperimentando una crescente ritrosia nell’affrontare apertamente il tema della remunerazione e dei benefit, rimandando ad un colloquio privato, in loco, l’approfondimento.

    E’ per questo che chiedevo ai partecipanti di esprimere la propria opinione, la propria esperienza, le proprie conoscenze in merito. Onestamente, senza preconcetti, positivi o negativi che siano.
    Il miglior servizio che si possa offrire sia ai potenziali interessati che alla città stessa è quello dell’obiettività.

    Quello che dice Nicola, per altro, è assolutamente vero e condivisibile.

    Tuttavia, ciò che fa la differenza (sostanziale) è la necessità di avere determinate garanzie formali per poter sopravvivere e difendere il proprio diritto al lavoro (senza visto, conto corrente, location, a Dubai non sopravvivi un giorno in più).

    Se tali garanzie stanno saldamente nelle mani del datore di lavoro che ne dispone a piacimento e le può quindi utilizzare – eventualmente – come strumento di ricatto, se le condizioni concordate nel contratto non vengono rispettate, se gli orari si dilatano ben oltre i limiti stabiliti, se … tutte queste cose si verificano … ecco che la “international work-experience” si trasforma in un pacco colossale ed in un incubo.

    Io, ci tengo a ripeterlo, non ho pregiudizi di sorta, anzi, subisco una forte attrazione nei confronti di quest’esperienza e di questa Città, però non posso non tener conto di possibili insidie che sarebbe folle ignorare.
    L’aspetto economico, ovvero i soldi, è importante eccome ma non è la mia unica motivazione e neppure la principale.
    Venire a Dubai e non avere modo e tempo per inserirmi perchè completamente assorbito dal lavoro dipendente non avrebbe alcun significato.

    Se devo vivacchiare o addirittura farmi male, posso benissimo farlo qui, senza farmi 6000 Km nel deserto.

    Nei vari post pubblicati quotidianamente su questo forum ho spesso avuto la sensazione di una ricerca illusoria del paradiso terrestre. Credo che un commento serio ed una risposta esaustiva ed obiettiva alle domande ed ai dubbi che ho posto potrebbe risultare di aiuto a molti, anche per chiarire le proprie idee e liberarle dalle facili e pericolose illusioni.

    Paolo

    #11464
    nicola
    Membro

    Da quando ho creato il forum sono passati poco piú di due anni. Mi é capitato spesso di ricevere messaggi privati di chi cerca la formula magica, ovvero di venire a Dubai, fare la bella vita guadagnando cifre inverosimili e lavorando divertendosi. Io ho sempre risposto che Dubai (non adesso) offriva sicuramente buone possibilità ma solo ad alcune categorie di professionisti e managers. Ho dovuto scoraggiare mio malgrado operai specializzati dicendo loro che il loro mestiere viene coperto da persone che guadagnano 200 euro al mese. Che molti sognatori han dovuto fare le valige perché pensavano di racimolare un bottino non appena sbarcati. Che non esiste un posto al mondo, o perlomeno cosí credo, che possa offrire il paradiso in terra. Dubai ha sicuramente il pregio di aver portato un economia libera e opportunistica come in Europa non si vedeva da decenni, ma parafrasando il titolo che Pavel (Paolo) ha dato a questo argomento, non é tutto oro. Vi sono pro e contro e conosco diverse persone che se ne sono andate da Dubai e altre che sono in procinto di farlo perché delusi dalle aspettative troppo cariche di false illusioni.

    Mi sono dilungato per sottolineare quanto credo tutti abbiamo capito, ma anche che forse bisogna aggiungere qualche considerazione in piú per essere obiettivi proprio come hai richiesto tu Paolo. Ma proprio in questo intento mi preme di sottolineare che la precarietá di poter perdere il posto di lavoro in un mese é ben remunerata, quindi condividono il rischio cosiddetto d’impresa. A me onestamente i conti tornano. Rischio = piú soldi. Ma fare questo discorso e paragone in questo momento di recessione mi fa pensare in quanto in due mesi in Italia seicentomila persone hanno perso il lavoro ed entro la fine dell’anno la cifra potrebbe toccare due milioni.

    Quasi 12 anni fa ho lasciato un lavoro sicuro e mi sono buttato come libero professionista per circa 7 anni lasciando l’Italia. A me é andata bene ad altri no. Ritengo sia una scelta troppo personale per basarsi sulle opinioni e sulle esperienze altrui.

    #11465

    Grazie Nicola,
    ancora una volta la tua chiarezza è più che apprezzabile.

    Sottoscrivo e condivido quanto da te scritto.

    Voglio chiarire meglio la mia posizione: opero come designer da molti anni, ho coperto ruoli manageriali in azienda ma – per lo più – ho operato ed opero indipendentemente con un mio studio.
    Attualmente opero all’interno di un cantiere che costruisce e restaura yacht e barche classiche, prevalentemente in legno.

    Come ho scritto più volte il mio interesse per Dubai è nato per una pura casualità a fine Maggio 2008, da allora ho ritenuto che – per varie ragioni – questo fosse il momento giusto per maturare un’esperienza internazionale cui più volte in passato avevo rinunciato.
    E questa è la prima motivazione.

    La seconda motivazione è ovviamente economica, stante alcune proposte che ho valutato e sto valutando.

    La terza, e più importante, è che riconosco a Dubai la centralità economica e finanziaria di un mercato potenzialmente rilevante per i prodotti e le realizzazioni di cui mi occupo. Non ultime le imbarcazioni e gli yacht del Cantiere con cui collaboro oggi.

    Cò che sto cercando di far quadrare è un ruolo di consulenza o di management a contratto con un’azienda degli UAE o estera operante negli UAE, con un compenso adeguato alla mia posizione e con relativi benefit (housing ecc.) tale da consentirmi di lavorare e “vivere” a Dubai, perchè il mio interesse principale è stabilire una base e contatti utili per aprirmi in prospettiva un mercato come designer e come cantiere.

    Questo perchè sono perfettamente consapevole del fatto che per “entrare” in quei mercati – senza essere una “firma” riconosciuta – sono richieste risorse e sforzi difficilmente sostenibili. Solo “vivendo” quell’ambiente dall’interno è possibile (non garantito ovviamente) trovare le opportunità per dimostrare le proprie capacità e guadagnarsi la fiducia necessaria.

    Poichè non sono nelle condizioni di investire in P.R. 6/7.000 Euro al mese per diversi mesi, la via del contratto iniziale è quella da me prescelta.

    Non si tratta di un’illusione, l’idea è maturata tra Luglio e Agosto sulla base delle opportunità che avevo in quel momento, oltre alle condizioni economiche, erano proprio gli orari di lavoro che mi lasciavano lo spazio necessario.
    Poi, purtroppo, ho scelto di accettare un incarico qui, per un grosso cantiere estero, che poi è risultato in un grosso flop (i rischi del mestiere).

    Da inizio autunno, effettivamente, la situazione è mutata decisamente in peggio, con assai meno opportunità ed interesse.

    Io, personalmente, rimango assai aperto ed attento ad ogni possibile opportunità, tra cui sicuramente potrebbe esserci la costituzione di un pool a supporto delle attività imprenditoriali italiane negli UAE, in grado di centralizzare le funzioni, ottimizzare le risorse e ridurre i costi.
    Per esperienza, però, sono molto scettico di fronte a tali iniziative, in particolar modo se Italiane; sarebbero auspicabili e meritevoli ma quasi sempre finiscono per fare l’interesse esclusivo dei “gestori”.

    In conclusione, tornando al merito del mio post iniziale, la mia richiesta era rivolta ai partecipanti che risiedono o che hanno lavorato a Dubai, per avere delle informazioni, pareri, opinioni, esperienze sul modo di vivere a Dubai, il rapporto con il lavoro e con il tempo libero, la socialità, il rispetto degli accordi, le garanzie.

    Infine, non è il rischio a preoccuparmi, e tanto meno il mancato preavviso. Si tratta di misurare il livello di rischio (ciò che sto cercando d’inquadrare con la mia richiesta) per ponderare e valutare la congruità del compenso in rapporto al rischio.

    Tanto per essere esplicito, facendo riferimento ai comportamenti denunciati nei confronti di quella grande società di interiors e yacht design che ho citato, una cifra congrua per accettare quei rischi quanto la valutiamo ? 10.000 euro mese + housing + car + medcare ecc ? Considerando il trasferimento, spese ecc. non sono certo ne valga la pena.

    Io non credo che raccontare la vita a Dubai costituisca un vulnus nei confronti della Città che vi ospita, ritengo sia – invece – proprio quello che la maggior parte degli interessati (futuri residenti?) vorrebbe leggere.

    Comunque grazie

    Paolo

    #11470
    nicola
    Membro

    Paolo, permettimi se incomincio dalla fine dei tuoi commenti. Non credo siano state censurate critiche. Forse vi sono stati interventi contro la forma per evitare di offendere altri utenti o di chi scrive senza contenuti, ma non credo di aver mai censurato una critica a Dubai e pure al sottoscritto, a maggior ragione se queste sono costruttive e non unicamente a titolo d’offesa. Poi é chiaro, tre quarti dei visitatori non risiedono a Dubai e quindi non vi partecipano per criticare ma semmai é il contrario.

    Fatta questa premessa, passiamo ai contenuti del tuo intervento.

    10,000 euro sono 4 volte il fabbisogno di alcuni, mentre altri non riuscirebbero a coprire neanche la metá delle loro necessitá. Ad esempio chi ha figli, magari ne ha tre, tra affitto di un immobile con tre camere e scuola non navigherebbe sicuramente nel lusso. Quindi, considerando che ognuno ha una storia a se, esigenze personali diverse, se non hai famiglia a carico diecimila euro a mio avviso sono tanti soldi.

    Se non hai urgenza di buttarti in un avventura lavorativa immediatamente, il consiglio é di aspettare qualche mese e aspettare che l’alta marea si abbassi e poi tentare il salto. La mia esperienza personale mi ha insegnato che un CV con esperienza all’estero da sicuramente molte piú prospettive future.

    #11505
    luci
    Membro

    ciao Nicola sono un ragazzo di 30 anni di Roma la mia professione è il cameriere ho svolto anche lavori differenti infatti ho la patente D x pullmans;sono stato 4 anni in spagna ed ora non ho lavoro in quanto la crisi si è fatta sentire,sto pensando seriamente di venire a Dubai in cerca di lavoro il mio inglese è medio mentre lo spagnolo fluente.pensavo di partire intorno ad aprile cosa mi consigli? ps.ma è vero che serve il visto per poter lavorare? grazie Luciano

    #11511
    gino
    Membro

    Ciao Paolo, mi presento mi chiamo Gino, sono nuovo del forum e mi hanno indirizzato a Te in quanto come me lavori nel settore yacht.
    Noi siamo una piccola ditta di artigiani da poco costituita e la fortuna ci ha subito aperto le braccia (è cominciata la crisi), comunque
    potresti aiutarmi indirizzandomiin qualche azienda interessata ad avere falegnami ovviamente esperti nella costruzione e allestimento degli
    yacht? Abbiamo lavorato in Azimut-Benetti, Cantieri Navali Arno, Codecasa, Gianetti e molti altri, ciò che intendo dire è che non ci manca nulla
    a livello pratico in questo settore e grazie a Dioi nostri fornitori sono tutti contenti.
    Però avendo già lavorato in trasferta abiamo pensato a Dubai, potresti aiutarci ?
    Ti ringrazio fin da ora e ti lascio la ns e-mail in caso Ti venisse qualcosa in mente space.yachts@yahoo.it
    Ciao

    #11512
    nicola
    Membro

    Luciano, non sono solito a dispensare consigli perché sono dell’idea che ognuno deve occuparsi di quel che é competente e io non lavoro nel campo della ristorazione. Come molti giá sanno la crisi ha toccato anche Dubai, per quanto non si sá. L’unico consiglio spassionato che posso darti é di venire motivato ma senza farti troppe illusioni. Auguri.

    #11521

    per Gino

    Ciao Gino, ti risponderò anche in privato con altre informazioni, per rimanere in tema con il mio post originale e con il mondo degli Yacht negli Emirati invece, le notizie non sono entusiasmanti per il momento. Io comunque mi recherò a Marzo al Boat-show per verificare di persona.

    Dai contatti avuti fino ad oggi, e per altre informazioni raccolte per interposta persona e tramite vari contatti, sembra che il mondo dello Yachting a Dubai e negli Emirati sia potenzialmente interessante ma decisamente indietro rispetto agli standard cui ci siamo abituati in Europa e negli USA negli ultimi anni.

    Le aziende costruttrici non sono molte, e le dimensioni – mediamente – non un gran che (e fin qui, non ci sarebbe nulla da dire), però gli standard relativi a organizzazione del lavoro, materiali e gestione della commessa sembrano essere piuttosto approssimativi.
    Da quel che ho capito, si specula molto sul costo del lavoro a discapito della serietà e della qualità finale.
    Sembra, almeno per alcune tra le maggiori realtà, inclusa quella che ho citato nel mio post iniziale, la qualità finale delle finiture non sia affatto male, semmai il problema riguarda la pressochè totale mancanza di esperienza, l’uso di materiali impropri o inadeguati (leggi l’uso del MDF). promesse poco o nulla mantenute, dilatazione dei tempi ecc.
    Il problema maggiore, sembra risiedere nella quasi totale inaffidabilità del sistema produttivo.

    Ovvero, probabilmente ne uscirà un prodotto carino, ma non si sa quando, come e a quale costo.

    Non so nulla, invece, riguardo gli standard di assistenza post vendita, affidabilità, garanzie ecc. Ma se il buon giorno si vede dal mattino, non mi faccio illusioni per il pomeriggio e la sera.

    Io, ad ogni modo, continuo ad essere interessato all’argomento. Il potenziale economico dovrebbe esserci e la disponibilità, malgrado la crisi, dovrebbe ritornare prima che altrove.
    So che nel Viareggino avete già iniziato a pagare pesantemente l’aria di crisi, anche qui l’abbiamo sentita ma – essendo in un mercato di nicchia probabilmente la sentiamo meno, più che altro è tutto ritardato da banche e leasing che – come al solito – fanno solo ed esclusivamente gli affaracci loro. Ora stanno bloccando tutto con pratiche lunghissime, dubbi ed ogni sorta di problemi quando fino a pochi mesi fa avrebbero finanziato qualsiasi cosa in pochi giorni.

    Questa è la principale ragione per la quale sto guardando all’estero e a Dubai in particolare.

    Paolo

    #11536
    gino
    Membro

    Ti ringrazio per avermi risposto, qui l’aria è molto pesante molti cantieri hanno le commesse bloccate dagli armatori spaventati dalla crisi,
    per questo stiamo guardando in altre direzioni.
    Abbiamo aperto ditta da poco anche se sono diversi anni che siamo nel settore ma a quanto pare il momento non era quello giusto, in ogni caso
    siamo fiduciosi, anche se non in Italia l’importante è lavorare.
    Spero di sentirti di nuovo, ciao Gino

    #11508

    Io ho seguito alcuni cantieri e boat show quaggiu.
    Conosco bene la qualita’ azimuth e la qualita locale. Che dire c’e’ un azienda che la fa da padrona e che fa un prodotto medio, le altre invece sono abbastanza approssimative.
    Premettendo che mi occupo d’interior design per uso civile e quindi nel nautico ero a piombo, ora, ho colto da subiti la differenza di una benetti ed azimuth ( so che oramai sono assieme nel gruppo) rispetto a marche locali dove i costruttori che alla fine conosco bene, erano convinti di potersi paragonare e’ per qualita e’ per prezzo. Follia pura!
    Una cosa che non mi scordero mai, e’ la simmetria usata da Azimuth nel serrare le viti, tutte perfettamente simmetriche. Nelle altre imbarcazioni, sembravano serratte a colpi di martello, ppi difetti a gogo, ma questo non vuol dire che alla fine e’ meglio che chiudano. Il problema e’ che come giustamente avete detto, in questo mercato i patiti della Beetti/Azimuth sono realmente tanti, ma chi le comprerebbe sono realmente 1 su 100.

    Ora cercate di valutare attentamente queste cose visto che a detta di esperti del settore, tutti mi dicono che sarebbe meglio spostarsi in India come cantieri e non nel golfo, perche quaggiu vogliono la ferrari al prezzo della cinquecento.
    Posso chiaramente dettagliare quello che dico perche conosco le aziende coinvolte, ma siccome non voglio creare grane a nessuno, ometto i nomi delle stesse. Poi c’e’ ne’ una che ha fatto la furbata di chiamare la sua azienda con un nome che suona simile alla Ferretti, e tanti allocchi, la scambiano per linea parallela della stessa….Roba da matti.

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